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Sogni e
desideri nascosti, misteri delle anime complesse femminili,
in una realtà della vita quotidiana dura e faticosa dei
tempi antichi, proiettati in un oggetto utile destinato al
centro della "casa" in senso più ampio. Kilim (in persiano
ghlim) è espressione di sentimenti, pensieri e sogni perduti
nel tempo composti dai colori, spesso occasionali, che tra
una riga e l'altra creano il disegno carico di mistero.
Il
fascino del kilim è di specie femminile che pur essendo
fedele ai suoi principi e ruolo di donna in una società dove
la donna fa soprattutto la madre alla quale veniva
attribuita la casa, la terra, la luna, l'acqua (insomma la
sorgente della vita e tutto ciò che serve a conservare la
continuità) riesce a sognare tramite i colori che formano
dei simboli nel loro insieme definiamo disegno. Ancora oggi
la cultura persiana nelle parte più inconsce e nascoste
conserva delle tradizioni che confermano la lunghissima
durata del periodo matriarcato.
Simboli
ancora non tutti decifrati e interpretati e tra quelli
interpretati non c'è nessuna certezza delle ragioni della
loro nascita e l'intenzione di chi li creò per la prima
volta ma per fortuna sono arrivati a noi perché ripetuti da
generazione in generazione per secoli e secoli. Ancora nei
tempi di eccesso modernizzazione riescono nella loro
semplicità catturare l'attenzione ed affascinare.
Gli
storici parlano della nascita del kilim intorno a diecimila
anni fa. Per l'amor della verità bisogna riconoscere che
rimane sempre una datazione approssimativa ed incerta.
Niente può impedire di presupporre che la fattura dei kilim
non sia ancora più antica.
La
parola "Ghlim=kilim" in persiano sumero significava tutto,
totalità mentre più tardi entrò in lingua turca come
sinonimo di "tessuto". Kilim è un tessuto destinato al
pavimento ma usato anche come tenda.
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